Formazione e Clinica

Organigramma

Consiglio Direttivo: Roberto Carnevali, Monica Crivelli, Alessia Cavallaro, Alessandra Micheloni.
(I membri del Consiglio Direttivo sono soci dell’S.r.l. Psiche, proprietari di quote in questa ripartizione: Roberto Carnevali 40%, Monica Crivelli 30%, Alessia Cavallaro 20%, Alessandra Micheloni 10%).

Commissione Didattica: Roberto Carnevali, Monica Crivelli, Alessia Cavallaro, Alessandra Micheloni, Girolamo Lo Verso, Michela Morgana, Riccardo Canova, Tina Faglia, Silvia La Chiusa, Simone Sottocorno, Andrea Costa.

Collaboratori: Alberto Chiesa, Silvia De Carli, Franco Del Corno, Luciano Di Gregorio, Massimo Felici, Alessandra Figus, Antonella Ivaldi, Ivan Piatti, Saverio Ruberti, Marco Alessandro Vicari.

Segreteria organizzativa e amministrativa: Monica Garofali, Elena Meo.

Nascita e sviluppo di un progetto

a cura di Roberto Carnevali, Rappresentante Legale di Psiche S.r.l.

Il percorso che ha condotto al progetto di costituzione di Psiche Formazione e Clinica prende le mosse da alcune giornate di studio che hanno avuto luogo nel 2003 e 2004 nell’ambito del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano (oggi ASST Melegnano e Martesana), che è l’ente per cui lavoro come Psicologo Psicoterapeuta da gennaio del 1979. Con un altro psicologo del servizio, Alessandro Pratelli, ho curato l’organizzazione di queste giornate, e i lavori presentati hanno costituito l’asse portante di un libro uscito a cura mia e di Pratelli nel 2006, col titolo Pensare il gruppo – Fondamenti e pratica del lavoro di gruppo nel Dipartimento di Salute Mentale, ARPANet, Milano, 2006 (disponibile sul nostro sito: Pensare il gruppo).

Al termine del primo ciclo di giornate ci siamo trovati, nella veste di comitato organizzativo, a proporre qualche considerazione conclusiva, e ciò che è stato da noi proposto come primo argomento di riflessione è stato il constatare come, a differenza di ciò che solitamente avviene nella maggior parte degli eventi culturali di questo tipo, ci fosse stato un vero confronto fra correnti di pensiero e modalità operative profondamente diverse le une dalle altre, senza peraltro atteggiamenti polemici o chiusure pregiudiziali da parte di chicchessia. Al tempo stesso l’uditorio aveva seguito con attenzione e interesse, e anche i relatori che portavano le proprie teorie di riferimento e la descrizione del proprio modus operandi avevano poi seguito con curiosità e partecipazione le relazioni dei colleghi di altre “parrocchie”.

In un lavoro pubblicato nel libro a firma mia e di Pratelli portavamo queste considerazioni:

Si è trattato in fondo di un’esperienza rara, proprio per la possibilità di confronto che c’è stata, e per ciò che questo ha fondato in termini progettuali. […] ciò che abbiamo potuto rilevare dalle nostre giornate di studio è stato un desiderio da parte di tutti gli operatori di rinforzare la dimensione di scambio e di collaborazione sia all’interno di ciascuna équipe sia nell’ambito dell’équipe allargata che comprende tutti gli operatori del servizio. In questo senso ci sembra che si debba andare al di là di una tecnica specifica, e cercare una modalità di confronto nella quale l’elemento basilare sia proprio il rispetto della differenza, con il superamento dell’idea che la tecnica che ciascuno applica sia la migliore e quella in grado di gettare luce sulle altre. E qui quello di noi che ha una formazione psicoanalitica [il sottoscritto] sente la necessità di porsi, come peraltro ha sottolineato in più di un’occasione nelle pagine di questo stesso volume, in una prospettiva fortemente critica nei confronti di un atteggiamento molto diffuso tra gli psicoanalisti, che è quello di ritenere che la “griglia” psicoanalitica possa essere utilizzata come strumento di lettura di livello superiore rispetto alle altre tecniche e teorizzazioni, in particolare in ambito istituzionale, facendo diventare la psicoanalisi nell’istituzione psicoanalisi dell’istituzione. Naturalmente la prospettiva si mantiene fortemente critica anche nei confronti di altre chiavi di lettura che volessero arrogarsi il diritto di porsi in una dimensione privilegiata, e di collocarsi a un livello più elevato “interpretando” le tecniche altrui secondo i propri criteri. Parafrasando un tema centrale in uno dei contributi presenti in questo volume [Carnevali R. “L’analista in gruppo tra ‘diabolico’ e ‘simbolico’. Uso del setting gruppale in ambito istituzionale”, In Pensare il gruppo – Fondamenti e pratica del lavoro di gruppo nel Dipartimento di Salute Mentale, ARPANet, Milano, 2006] , possiamo rilevare che la fecondità della funzione diabolica sta proprio nel non partire dal presupposto di possedere una verità rivelata, ma al contrario dal ritenere che l’impatto col “diverso”, se ci si dà la possibilità di accoglierlo in noi e di metterlo a confronto col “già noto” rassicurante, può portare a un amplificarsi del processo di conoscenza dell’altro e di noi stessi, e indurci a percorrere strade nuove anche solo leggermente diverse, o anche a mantenerci su quelle che già conosciamo con qualche consapevolezza in più, in una visione di mondo comunque amplificata.

da Carnevali R., Pratelli A., “Il confronto nella differenza come strumento di lavoro”, in Carnevali R., Pratelli A. (a cura di), Pensare il gruppo, cit.

 

Alla luce di questa preziosa esperienza ho riconcepito il mio lavoro nell’Unità Operativa Psichiatrica ponendo particolare cura nei confronti del lavoro d’équipe, e intensificando il confronto e lo scambio sia con i colleghi psicologi di altra formazione teorica, sia con le altre figure professionali che compongono l’équipe.

Nell’anno di uscita del libro cominciai a svolgere la funzione di tutor per alcuni tirocinanti di Scuole di Psicoterapia, e il fatto che provenissero da Scuole di vari orientamenti non rappresentò fin dall’inizio un limite, ma al contrario una risorsa. Visto che per molti anni (per l’esattezza dal 1983) ho condotto, nell’ambito del CPS, gruppi terapeutici ad orientamento gruppoanalitico con pazienti psichiatrici (dal 2020, anno in cui ho concluso il mio rapporto di lavoro con l’istituzione, il lavoro di gruppo continua privatamente), ho pensato di offrire ai tirocinanti l’occasione di partecipare a questi gruppi, invitandoli a proporre delle riflessioni basate su un confronto fra i fondamenti teorici della loro scuola di appartenenza e l’applicazione di uno stile di conduzione di gruppi fondato sui princìpi della gruppoanalisi.

Ebbi modo di constatare che anche per i tirocinanti l’appartenenza a scuole che non avevano una teoria specifica di riferimento che potesse immediatamente essere messa a confronto col metodo gruppoanalitico non rappresentava un impedimento alla riflessione; anzi, le differenze di fondo dei loro approcci teorici diventavano spunti per osservare da vertici diversi un modus operandi che veniva a delinearsi in modo sempre più configurato, favorendo l’emergere di punti di convergenza e di divergenza fra le teorie che arricchivano non solo gli aspiranti terapeuti in formazione, ma anche il formatore.

Nel 2009, con un’altra psicologa che lavorava in ambito istituzionale, Nadia Tagliaferri, ho curato il volume L’esordio psicotico – Approcci clinici a confronto, ARPANet, Milano, 2009 (disponibile sul nostro sito: L’esordio psicotico), che prendeva origine da una giornata di studio organizzata dalla Società Italiana di Psicologia Clinica e Psicoterapia, incentrata sul tema, per l’appunto, dell’esordio psicotico. Il libro contiene un contributo di Marcel Sassolas, che aprì i lavori della giornata con una relazione magistrale nella quale descriveva il suo lavoro in istituzione psichiatrica, che si declinava in un approccio integrato dove varie figure professionali e vari approcci clinici e metodologici articolavano interventi complessi la cui efficacia risiedeva proprio nel coordinamento del lavoro dei vari operatori dell’équipe, convergente verso un progetto concordato e condiviso. Anche a questo volume hanno collaborato autori di vari orientamenti teorici, accomunati dall’avere una lunga esperienza di lavoro in équipe.

Nel corso della mia formazione permanente, ho avuto l’occasione di entrare in contatto con altri approcci teorici e clinici che, pur non essendo ancora applicati nel mio servizio, prendevano corpo nel panorama culturale e operativo relativamente al trattamento del disagio psichico.

Un primo ambito che ho esplorato è stato quello della Mindfulness, e più in generale delle discipline mutuate dalle pratiche meditative fondate sulle filosofie e religioni orientali, principalmente il Buddhismo. L’incontro con Gherardo Amadei e Anthony Molino mi ha stimolato ad approfondire queste tematiche, arrivando, nel 2010, alla produzione di un libro, Tra sogni del Budda e risvegli di Freud – Esplorazioni in Psicoanalisi e Buddismo, Arpanet, Milano, 2010, a cura di Anthony Molino e mia (disponibile sul nostro sito: Tra sogni del Budda e risvegli di Freud), contenente, tra gli altri, un contributo di Gherardo Amadei e uno mio intitolato “Amae e il Buddismo in occidente”. Questo libro, con qualche modifica, uscì anche negli Stati Uniti per la Jason Aronson, col titolo Crossroads in Psychoanalysis, Buddhism and Mindfulness – The Word and the Breath, Jason Aronson, Lanham, 2014, a cura, oltre che di Anthony Molino e mia, anche di Alessandro Giannandrea. A questo libro ha collaborato anche Michela Morgana, che, avendo letto Tra sogni del Budda… aveva presentato alla casa editrice Arpanet (nella quale ero io a selezionare i libri di argomento psicologico per la pubblicazione) un suo saggio, intitolato Il fango e il loto (Morgana M., Il fango e il loto – Piccolo prontuario di riflessioni psico-buddhiste ad uso quotidiano, ARPANet, Milano, 2011 – disponibile sul nostro sito in una nuova edizione: Il fango e il loto), che venne pubblicato dando inizio a una collaborazione che tuttora è in atto.

Un altro ambito nel quale ho mantenuto vivo il mio interesse integrandolo nella mia formazione permanente è quello della terapia sistemica, con gli sviluppi che, dalle origini a oggi, ha avuto nella teoria e nella clinica. La costante frequentazione di Riccardo Canova, formatore e terapeuta in tale ambito, che ha seguito e promosso vari sviluppi della terapia sistemica, mi ha portato ad avvicinarmi alla Terapia Multifamiliare, al Dialogo Aperto e all’NVR (Risposta Non Violenta alla violenza). Ho seguito il corso base di Terapia Multifamiliare tenuto dal dott. Canova con la partecipazione di Eia Asen, ho partecipato a un Seminario tenuto da Jaako Seikkula (finlandese, creatore del metodo denominato Dialogo Aperto) e ho da poco aperto una collaborazione con lo stesso Riccardo Canova per applicare la tecnica NVR ai gruppi.

Ancora, un ambito al quale ho rivolto il mio interesse e nel quale ho sviluppato un confronto e una conoscenza è quello della terapia cognitiva, in particolare la corrente definita Cognitivo Costruttivista.  Evento fondamentale è stato l’incontro col Centro Psiche e Soma di Pioltello. Nel confronto con gli operatori del Centro Psiche e Soma ho potuto approfondire la mia conoscenza dell’approccio Cognitivo Costruttivista, che già avevo avuto modo di conoscere e apprezzare avendo avuto Saverio Ruberti come Supervisore dell’équipe del Servizio Psichiatrico per cui ho lavorato per più di quarant’anni. Anche in quel caso ho potuto constatare che la mia appartenenza a un percorso formativo diverso da quello del Supervisore dell’équipe, non mi ha impedito di giovarmi dei rilievi emersi in supervisione, e ho potuto constatare fin da subito l’instaurarsi fra noi di un’intesa ricca e feconda.

Chiaramente lo sviluppo di questi interessi non mi ha portato ad abbandonare il metodo gruppoanalitico e la teoria che ne è alla base, ma a rileggere in una dimensione di costante critica costruttiva, sia nella chiave interpretativa che nella prassi operativa, l’approccio terapeutico al quale mi sono formato, compiendo un lavoro di integrazione sia a livello dell’introdurre nuovi elementi mutuati da altre teorie e tecniche nel mio lavoro clinico, sia a livello dell’ascoltare in modo più aperto e possibilista le riflessioni e considerazioni con le quali mi confrontavo quotidianamente, a vari livelli paralleli, nel lavoro istituzionale.

Nel 2010 ho dato l’avvio, nell’ambito delle attività di un Centro Studi e Ricerche (del quale sono stato direttore dal 2014 al 2017, e la cui associazione di riferimento mi ha chiesto di non essere citata in questo contesto), a una ricerca che dava una forma più compiuta al lavoro con i tirocinanti che partecipavano ai miei gruppi terapeutici. Ho invitato ciascuno di loro (estendendo l’invito anche a quelli che già avevano concluso ma che, se volevano, potevano partecipare ricostruendo retroattivamente il loro percorso) ad esprimere in un elaborato le proprie considerazioni mettendo a confronto ciò che apprendevano nella loro formazione nella Scuola di Specializzazione con il metodo di conduzione di gruppo a cui avevano partecipato, a volte anche attivamente e per un tempo superiore ai dodici mesi. Quest’esperienza, che ha avuto come esito un libro a mia cura uscito nel 2016  (Carnevali R.–a cura di–Modelli formativi e pratica clinica a confronto, Arpanet, Milano, 2016, oggi esaurito, che contiamo di ripubblicare come Psiche Libri) mi ha offerto lo spunto definitivo per pensare di poter dare vita a una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia che si fondasse su un approccio relazionale in una prospettiva integrata. Riporto uno stralcio dell’introduzione e delle considerazioni conclusive, che ho intitolato “Lo spirito della ricerca”, attraverso il quale risulta comprensibile il contributo dato, in senso metodologico, dallo sviluppo di questa ricerca.

Quando ho dato il via a questa ricerca, non immaginavo quale sarebbe stato il mio percorso nel Centro Studi e Ricerche a cui l’ho proposto (fui nominato direttore del Centro a ricerca già approvata e avviata), né avevo ben chiaro come sarebbe stato lo svilupparsi di ciò cui avevo dato vita. Lo spirito che mi animava aveva dei contorni indefiniti, tracciati dalla curiosità, dalla voglia di sperimentare e da una passione mai sopìta per il lavoro che faccio, che mi spinge a ricercare nuove vie per conoscere, per capire e per imparare, attraverso il rinnovare e rinnovarsi.
Le strade del diavolo, come si sa, sono lastricate di buone intenzioni, e i percorsi della mente e del cuore a volte si intrecciano in matasse che nel tempo possono diventare sempre più difficili da dipanare. Di metafora in metafora, posso dire che nel corso degli anni il progetto iniziale si è via via trasformato, e quello che all’inizio voleva essere un confronto metodologico fra varie teorie e prassi operative è diventato un percorso complesso dove si giocano vari aspetti che non possono essere separati, né facilmente identificati.

da “Introduzione”, in Carnevali R. (a cura di), Modelli formativi e pratica clinica a confronto, cit.

 

Questa sarà una ricerca feconda se riuscirà nello scopo di promuovere altre ricerche analoghe, nelle quali il confine tra chi insegna e chi apprende diventi sempre più sfumato, e nel quale il re che viene visto nudo veda, nel bambino che lo vede tale, un alleato che gli dà modo di decidere se, come e quando rivestirsi, facendo della propria e altrui nudità un continuo stimolo trasformativo.

da “Lo spirito della ricerca”, in Carnevali R. (a cura di), Modelli formativi e pratica clinica a confronto, cit.

 

Lo stimolo dato dal confronto emerso nella ricerca ha dato modo di poter articolare, all’interno del CPS in cui ho lavorato sino al 2020, interventi complessi dove a partire dai casi clinici si sono sviluppati ulteriori interventi che hanno coinvolto, oltre al sottoscritto, terapeuti in formazione che applicano metodologie diverse che, coordinate intorno a un progetto terapeutico, hanno dato buoni risultati, documentati anche in lavori presentati a congressi [v. ad es. Al Congresso COIRAG 2017 – LA VIOLENZA NEI E DEI LEGAMI, Torino – Sermig – 19-20 maggio 2017, R. Carnevali, A. Micheloni, A. Genta, V. Bubba, S. De Carli e C. Reccagni, poster intirolato: “Approccio integrato in psichiatria. Un esempio di risposta non violenta alla violenza familiare”].

Il progetto-Scuola si è mosso passando attraverso molte difficoltà, non ultima il constatare che l’idea di integrazione proposta nel Documento comprovante la validità del metodo che fondava i presupposti per una formazione secondo i nostri intenti non ha incontrato i favori della commissione ministeriale che ha valutato tale documento, al fine di concedere l’accreditamento alla Scuola. Dopo un tentativo di adattare i contenuti del Documento ai parametri di riferimento estrapolati dal giudizio espresso dalla commissione ministeriale, e passati attraverso la lunga stasi dovuta all’emergenza Covid, ci siamo trovati a rivalutare il progetto a partire dai suoi presupposti, e a rinunciare alla costituzione di una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia. Come la Fenice, sulle ceneri del Progetto-Scuola, abbiamo dato vita, in una prospettiva di rinascita, a Psiche Formazione e Clinica, un polo culturale che organizzi eventi su temi inerenti alla psicologia, e in particolare intorno al fare psicoterapia, soprattutto in ambito istituzionale, prendendo a fondamento un concetto di “integrazione” basato sulla ricerca di una modalità di confronto nella quale l’elemento basilare sia il rispetto della differenza, con il superamento dell’idea che la tecnica che ciascuno applica sia la migliore e quella in grado di gettare luce sulle altre. Lo scopo vuol essere quello di promuovere dibattiti su idee nuove che si aprano al confronto, parlando di relazione, di lavoro d’équipe e di ricerca in un modo che possa non essere vincolato a idee che piovono dall’alto e alle quali ci si debba attenere in modo rigido. La prospettiva di base si pone dunque in una modalità fortemente critica nei confronti di chiavi di lettura degli accadimenti umani che volessero arrogarsi il diritto di porsi in una dimensione privilegiata, e di collocarsi a un livello più elevato “interpretando” le prospettive (e le tecniche) altrui secondo i propri criteri.

Nell’ambito specifico della terapia istituzionale, viene rivolta una particolare attenzione al lavoro d’équipe, promuovendo dibattiti e incontri che permettano di intensificare il confronto e lo scambio sia degli psicologi con i colleghi psicologi di altra formazione teorica, sia degli stessi con le altre figure professionali che compongono l’équipe.

Oltre all’organizzazione di eventi quali congressi, giornate di studio e simili, l’Istituto si occuperà anche di promuovere la cultura del confronto e del rispetto della differenza in una prospettiva di integrazione attraverso forme artistiche, quali spettacoli teatrali e altre forme d’arte che si pongano in sintonia con gli scopi enunciati.

In un secondo momento potrà essere attivata, sotto l’egida di Psiche srl, un’attività clinica strutturata, nella quale il metodo sotteso alla nostra proposta formativa possa essere applicato nella forma più piena e articolata.

 

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